Una rete di reti per raccontare la montagna e le sue opportunità

La due giorni di Oltreterra 2025, alla quale hanno partecipato oltre 130 professionisti  e amministratori, produttori e accademici da ogni  parte d’Italia,  si è chiusa con la consapevolezza che in questi dodici anni di lavoro è cresciuta e si è fortificata la connessione fra saperi e specializzazioni, competenze e idee, una “rete di reti”  che sarà vitale per il futuro della montagna. La montagna per Oltreterra è un laboratorio di contemporaneità, il luogo privilegiato da cui affrontare le sfide del presente e del futuro prossimo: una nuova economia, il cambiamento climatico e quello sociale.

Attenta e nutrita la presenza di amministratori e referenti degli enti locali a questa edizione.

Hanno partecipato e sono intervenuti i sindaci : Ilaria Marianini di Santa Sofia, Claudio Milandri di Civitella di Romagna, Francesca Pondini di Galeata, Sauro Baruffi di Premilcuore, Enrico Spighi di Bagno di Romagna, Gianpaolo Serpagli di Bedonia.

Dalla Regione Emilia-Romagna, l’assessore al Bilancio e Montagna Davide Baruffi  ha aperto accompagnando la presentazione a Oltreterra del Rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem che ha evidenziato un’inversione nello spopolamento montano: «Una tendenza che la politica e gli amministratori devono saper cogliere e governare».

L’assessora a Cultura, Parchi e forestazione Gessica Allegni ha tratto le conclusioni: «Oltreterra ci consegna una sfida: far comprendere alle istituzioni il rapporto profondo che c’è fra le persone, le comunità e i luoghi e allo stesso tempo spiegare alle Terre basse il valore dei sistemi delle Terre alte. Abbiamo bisogno di accompagnare le comunità locali alla cura del territorio,bisogno di sostenere chi se ne occupa». E ancora: «Per far sì che le persone vivano ancora in questi territori servono servizi e investimenti e una capacità politica che non semplifichi troppo argomenti complessi come questi. Conservare va poi sposato all’urgenza di innovazione, la conservazione ha un senso ma non può diventare un elemento di rigidità perché la protezione non venga vissuta come un problema».

Il consigliere regionale Daniele Valbonesi è intervenuto sul tema cruciale della governance: «E’ imminente la discussione di una norma che riordini la situazione generata dalla  sgangherata legge sulle Province. Per i piccoli Comuni ha voluto dire perdere risorse, voce e relazioni».

Sul fronte territoriale, il presidente di Romagna Acque Fabrizio Landi ha confermato  l’importanza di Oltreterra per il territorio: «Ragionare sulle foreste è fondamentale anche per chi come noi distribuisce acqua. La nostra struttura più grande che è la diga di Ridracoli oggi mantiene una capacità  assimilabile a quella che aveva all’inizio della sua entrata in funzione e questo perché è circondata dalla splendida foresta casentinese. Siamo ben consapevoli di questa sinergia fondamentale fra acqua e foresta, perciò quando si parla di montagna Romagna Acque vuole essere protagonista».

La presidente facente funzioni del Parco delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, Claudia Mazzoli motiva il sostegno a Oltreterra anche per questa edizione: «Riteniamo importante dialogare con tutte le forze presenti sui temi della montagna, temi che ci proiettano in una visione strategica del futuro con un approccio rivolto alla conservazione dell’ambiente, ponendo attenzione ai cambiamenti climatici e alle strategie per questi territori che hanno grandi risorse le quali devono essere convogliate per lo sviluppo economico, culturale e sociale del territorio stesso. In 30 anni di vita del Parco non abbiamo voluto contrapporre conservazione e sviluppo,  la presenza dell’uomo all’interno del Parco, ovviamente in maniera sostenibile, è essa stessa elemento di conservazione». Il Parco sta ora studiando l’ampliamento dei propri confini avanzando la proposta ai Comuni: «Il Parco si sta impegnando per raggiungere al 2030 un’ estensione dei propri confini e i Comuni hanno accolto di valutare questa proposta. Ci troviamo di fronte a comunità sempre più mature e consapevoli del fatto che il Parco non rappresenta  un limite ma una opportunità».

«Di anno in anno la complessità dei temi di Oltreterra aumenta in maniera esponenziale – commenta il fondatore del progetto, Gabriele Locatelli di Slow Food –. Oltreterra alza continuamente l’asticella delle sfide ed è diventato anche un momento strategico perché riesce a mettere insieme sempre più “teste” trasformandosi in una “rete di reti”. Grazie a  questo modo sarà più facile trovare le soluzioni per la montagna del futuro».

«Questa edizione di Oltreterra ha offerto una riflessione sul ruolo che possono svolgere i territori montani per attuate la transizione ecologica che, con la crisi climatica in atto,  rappresenta la sfida e l’opportunità da cogliere – sottolinea Antonio Nicoletti di Legambiente -. La crisi climatica e quella demografica sono le due questioni che la montagna deve cogliere e vincere per rendere i territori netzero e le comunità più resilienti».

“Dagli anni ‘60 in poi lo sviluppo ha marginalizzato e svuotato le montagne, ma in parte le haanche risparmiate – ha detto la direttrice di Slow Food Italia Serena Milano – Oggi le terre alte custodiscono la maggior parte della biodiversità italiana e sono luogo privilegiato per sperimentare l’agroecologia, conciliando agricoltura e ambiente. Le aziende agricole di montagna – per superare i limiti di territori aspri e climi difficili – devono integrare più attività: pastorizia, caseificazione, apicoltura, castanicoltura, produzione di pani, formaggi, salumi; ma anche fattorie didattiche, turismo sostenibile. E non possono rimanere isolate. Devono collaborare, mettersi in rete, creare comunità”.

“Le terre alte – sottolinea Federico Varazi vicepresidente Slow Food Italia – rappresentano oggi uno straordinario laboratorio di modernità e innovazione. Mettere al centro il cibo, in questa edizione di Oltreterra, significa per Slow Food interrogarsi su come viene prodotto, con quali pratiche e con quale impatto ambientale. Significa parlare di agroecologia e di sistemi agroforestali che, pur affondando le radici in pratiche antiche, come le coltivazioni consociate o il pascolamento,sanno guardare al futuro. Un futuro in cui l’agricoltura integra le coltivazioni tradizionali con l’allevamento estensivo, mette in relazione l’agricoltura con il bosco e promuove uno sviluppo delle comunità locali basato sulla collaborazione e sulla cooperazione. Non possiamo perdere questa occasione di rigenerazione: riguarda chi vive in montagna, ma anche chi abita le pianure e le città”.

Le proposte di lavoro di Oltreterra emerse dai tavoli di lavoro

Nei sei tavoli di lavoro sono stati messi a punto gli obiettivi  da mettere a terra di qui alla prossima edizione, perché Oltreterra  è sì un “pensatoio” ma sempre più vuole essere luogo del fare, per questo ha coinvolto dalla prima giornata amministratori ed enti, per condividere obiettivi e riuscire a calarli nella pratica per influire sulla vita delle comunità di montagna  nel medio e lungo periodo. Partendo innanzitutto dalla formazione.

Economia circolare del legno

Per creare finalmente una filiera completa e consapevole del legno italiano, Oltreterra si candida a luogo di formazione per il  forest manager  una figura esperta del  bosco, della qualità e delle disponibilità del legno, che possa fare da tramite con le imprese e le  istituzioni, per la rinascita di una filiera sostenibile del legno Made in Italy perfettamente integrata con la strategia nazionale per la biodiversità. Le azioni da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo sono molteplici: continuare il sostegno alla pianificazione che vada verso la valorizzazione del capitale naturale e culturale; aumentare le reti di reti capaci di portare il valore del legno dentro il mondo dell’arte, dell’architettura e dell’ingegneria; sostenere le reti di imprese al fine di migliorare la loro ottimizzazione produttiva; operare per la diffusione della conoscenza e delle tipologie del legname presente in Italia (cosa c’è, dove sta e che caratteristiche ha); sostenere il passaggio da ditta forestale a impresa forestale; remunerare la selvicoltura che vada verso una valorizzazione del capitale forestale; valorizzare la produzione legnosa fuori foresta; aprire il dialogo con il mondo della finanza.

Agroecologia della montagna 

I sistemi agroforestali sono oggi poco diffusi sul territorio italiano, smantellati dalla rivoluzione verde. La semplificazione, settorializzazione e separazione di gestione agricola e gestione forestale impediscono la sopravvivenza di sistemi che necessitano invece di un approccio olistico, estensivo, multifunzionale. La mancata definizione normativa di agroforestazione e sistema agroforestale rende necessario fare riferimento a normative europee che la limitano a sistemi che prevedono la presenza di alberi di interesse forestale, restano così escluse alcune pratiche tradizionali quali il castagneto, uliveto, vigneto consociati con colture erbacee o pascolo. La mancata definizione di questi sistemi ostacola l’accesso ai contributi previsti dalla Pac. Servono quindi  più strumenti: studi del territorio che permettano di identificare le aree maggiormente vocate , incentivare le Regioni ad attivare le misure disponibili, strumenti di valutazione quantitativa e qualitativa dei servizi ecosistemici, elementi giuridici che promuovano legittime modalità di gestione collettiva delle risorse e di eventuali contributi.

Destinazione salute

La Carta di Santa Sofia sul Benessere forestale  siglata a Oltreterra nel 2023  ha avviato un percorso di riconoscimento del ruolo fondamentale delle foreste per la salute umana. L’obiettivo rimane quello di utilizzare i Servizi Ecosistemici Forestali come leva per promuovere lo sviluppo economico delle comunità di montagna e, al tempo stesso, migliorare il benessere delle persone. In questa visione si integrano turismo sostenibile, gestione forestale attiva e iniziative legate alla salute, con particolare attenzione alle pratiche di terapia forestale arrivando anche a riconoscere ufficialmente le pratiche e i servizi legati al benessere in natura. La proposta scaturita da Oltreterra 2025 è quella di costituire un sistema integrato che identifichi aree idonee, inserite in comunità accoglienti e preparate a offrire servizi di qualità; definisca e codifichi servizi, luoghi e professionalità, in grado di rispondere a differenti bisogni di salute (benessere, prevenzione, terapia); consenta al sistema turistico di attrarre e riconoscere i servizi adeguati ai vari tipi di utenza; valorizzi esperienze già operative a livello nazionale. Lo strumento proposto è quello di costituire  un tavolo di lavoro con professionalità diversificate.

Storie alte: la montagna che insegna

Il tema di una formazione scolastica per la montagna è stato introdotto a Oltreterra l’anno scorso. Quest’anno è diventato centrale per capire come raccontare un mondo che non è solo paesaggio, ma storia, cultura ed esperienza che richiede di essere narrato in modo vivo, coinvolgendo i sensi, le emozioni e l’immaginazione. Storie e narrazioni possono quindi diventare strumenti di formazione, capaci di avvicinare le nuove generazioni alla complessità e alla bellezza delle Terre alte. Occorre  uscire da una narrazione stereotipata della montagna, eroica o fiabesca, come spesse viene veicolata anche dai materiali didattici. Una nuova narrazione nasce dall’esperienza diretta del territorio come veicolo apprendimento, da una relazione con chi li abita, ma anche da una formazione nuova per gli stessi insegnanti. Incrementare la possibilità di bambini e  ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado per conoscere e fare esperienza dei territori di montagna dove vivono è fondamentale, spronarli e dare loro gli strumenti per raccogliere storie di chi viva in montagna, conoscere far parlare gli oggetti di montagna, creare una rete narrativa nuova della montagna.

Alfabetizzare la società per comprendere la montagna

Trovare un linguaggio comune per parlare di  montagna è la chiave essenziale per progredire nella consapevolezza di un territorio. Partendo dall’analisi di alcune parole “di montagna” tratte dal “Piccolo dizionario di gestione forestale sostenibile” (edito da Alberitalia e presentato a Oltreterra l’anno passato) si è partiti dall’assunto che solo di ciò che si conosce  ci si possa prendere realmente cura. La proposta scaturita è quella di porre all’ingresso e in uscita dai comuni messaggi di invito e saluto positivi e non solo divieti. Un totem che accolga  chi arriva dicendo qualcosa di sé, della comunità di montagna nella quale si arriva, e che invogli a usufruire dei luoghi in maniera rispettosa, invitando a osservare e interagire in maniera virtuosa anche per la montagna stessa, quindi invogliando anche a ritornare. Un modo nuovo di parlare di montagna che sappia sviluppare anche una consapevolezza emotiva, quindi una conoscenza tecnica maggiore ma con un corrispettivo nell’esperienza concreta.

Strategie integrate per comunità e territori consapevoli

Mettere a terra i progetti, spendere bene le risorse disponibili e realizzare interventi di qualità deve passare necessariamente da una nuova relazioni con gli enti della montagna e le comunità territoriali. Esiste oggi un problema di coinvolgimento dei cittadini e di governance, a volte poco integrate e incomprensibili e distanti da chi vive e abita nei centri delle Terre alte che troppo spesso non sono dotati di strumenti adeguati a comprendere le nuove sfide, che vanno dal cambiamento climatico, alla crisi demografica, alla gestione forestale sostenibile, allo sviluppo di nuove economie legate agli ecosistemi di montagna. Occorre dunque rafforzare il “sistema pubblico” territoriale che deve conoscere meglio ciò che accade nel suo ambito, eventualmente creare un database dei progetti di territorio esistenti. Ma va stimolato anche il rapporto con il privato sociale di pari passo. Occorrono nuovi strumenti di conoscenza e formazione, servono mappe di comunità e si devono incentivare cooperative di comunità e comunità di progetto per favorire la partecipazione e dare risposte a misura di comunità.

Rete nazionale dei castanicoltori Slow Food

Nata a Oltreterra nel 2023, la Rete nazionale dei castanicoltori si è ritrovata a Santa Sofia anche quest’anno dopo aver mappato le comunità castanicole italiane e aver prodotto anche un documentario, con due nuovi obiettivi mettere a punto e condividere il Manifesto  della farina di castagne, per  delineare le caratteristiche del prodotto principale  che deriva dal frutto dei castagneti e che ad oggi è spesso difficile tracciare e valutare. Il Manifesto non si pone come un disciplinare ma come la definizione di ciò che i castanicoltori della rete intendono per farina  coerentemente con la filosofia e le pratiche di coltivazione, raccolta, essiccatura e macinatura.

E’ stato inoltre presentato il Campus castanicolo, messo a punto con la Regione Toscana, che si terrà l’anno prossimo a San Marcello Piteglio in provincia di Pistoia. Un vero e proprio corso per formare nuovi professionisti del settore  attraverso l’insegnamento di tecniche di coltivazione e rinnovo del castagneto, innesto e potature, gestione,  business e impresa locale, processi di trasformazione del prodotto.

Premio “Testa di legno 2025”

Come accade da qualche anno a questa parte è stata assegnata anche in questa edizione la “Testa di legno” il premio che Oltreterra dedica alla caparbietà e perseveranza degli uomini di montagna. La testa di legno 2025 va a Gianluca Ravaioli, presidente di Oltreterra. Una presenza silenziosa quanto fondamentale e costante. Un uomo di montagna, nato all’ombra delle abetine della Campigna, che poi ha dedicato la sua vita professionale alla gestione forestale, prima con il suo lavoro come dipendente in Regione poi nella Unione dei Comuni del Forlivese.  «Questo premio è inaspettato e immeritato – è stato il suo commento – ringrazio tutti e questi ragazzi meravigliosi. Quando sono entrato l’ho fatto per dare una mano a Gabriele e oggi vedo un sacco di ragazzi pronti a prendere il mio posto».

La “Testa di legno”, in castagno, è un’opera realizzata dall’artista di Spinello di Santa Sofia Giuseppe Giovannuzzi. Nelle precedenti edizioni ne sono stati insigniti Sirio Farini, Alessandra Stefani, Ivana Fantoni, Rosaria Olevano.